TanguEros

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Secondo Wikipedia “La parola erotismo, da Eros, divinità greca dell’amore, indica le varie forme di manifestazione del desiderio erotico che attrae verso qualcuno o qualcosa e il tipo di relazione che si instaura tra soggetti che ne sono coinvolti.”

E Platone si esprime in questi termini nel SymposiumDesiderioattrazione, Eros. Ho già affrontato questi argomenti, in tempi non sospetti. I primi due almeno. Mancava l’Eros, perciò ci ho scritto un libro. Non da sola però, perché sono una sostenitrice della sessualità di coppia. L’ho fatto con uno scrittore. È interessante vedere come la creatività, la fantasia femminile, si discosta o si rispecchia in quella maschile. E viceversa. In fondo cosa c’è di più naturale?

Devo ammettere che non ho affrontato questa avventura nel mondo dell’erotismo senza rifletterci con attenzione. Troppi hanno scritto e continuano a farlo sull’argomento. La letteratura ci fornisce esempi eccelsi: da Miller alla Nin passando per Nabokov e D’Annunzio, solo per citare i più vicini a noi. Ho detto letteratura non a caso, perché gli esempi recenti declinati nelle 50 e oltre sfumature di ogni colore, per me, non fanno testo. E allora nell’ardua impresa ci siamo impegnati in due, per darci forza, ispirazione, per scrivere di erotismo in modo nuovo: non una storia scritta a quattro mani, ma due racconti allo specchio di una stessa storia.

Da questa collaborazione con Marco Reale (lui è l’elemento maschile…) è nato TanguEros, ora disponibile in versione eBook online (qui), preceduto da un booktrailer che trovo, senza falsa modestia, straordinario.

Chi mi conosce, chi ha già letto i miei libri, sa come la sfera emozionale, quella che attiene ai sensi e al femminile, mi appartiene, mi attrae. E vi assicuro che questa storia mi ha attratta, eroticamente, superando il pudore e l’imbarazzo dello scriverne.

Non so se mi cimenterò ancora in questo tipo di  esplorazione narrativa. So che questa storia qualunque, di due persone qualunque, è colma di quella sensualità inaspettata e inespressa che tutti noi, in qualche modo, possiamo provare. E se ancora non l’abbiamo fatto, beh, allora dobbiamo.

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